venerdì 28 ottobre 2016

AAA Appuntamento Cercasi



Se addirittura Wikihow propone una guida su come comportarsi durante il primo appuntamento (no, purtroppo non sto scherzando: http://it.wikihow.com/Comportarsi-durante-il-Primo-Appuntamento) significa due cose: innanzitutto che l’internet è un posto fantastico, dove si può trovare davvero di tutto, ma soprattutto che siamo dei sociopatici digitali o, come la sottoscritta, dei sociopatici punto e basta. 
In primo luogo sarebbe bene non avere mai un primo appuntamento: tutto sarebbe più facile se scegliessimo il nostro compagno grazie a un’annusatina genitale come quei fortunelli dei canidi, ma, ahimè, non siamo delle Meredith Grey che si scopano un tizio a caso particolarmente figo e poi convolano a giuste nozze. E allora, da brava Miss DispensoConsigliInutili, ecco a voi la mia personalissima guida sulle tre fasi fondamentali per affrontare un primo appuntamento a testa alta e a lingua in bocca. 
1. Osservazione: procedete con calma e guardatevi in giro per benino, tra amici, conoscenti, avventori del bar sotto casa. Scorrete pure i vostri contatti uozàp e cercate di capire con chi volete uscire. Limitate il numero, mi raccomando, che una lista troppo lunga vi manda in merda e poi rischiate di passare per delle donnine allegre e il pregiudizio genera mostri: due o tre maschietti bastano e avanzano. Sconsiglio vivamente di fare sfacciatamente la prima mossa: l’uomo è cacciatore (AHAHAHAHAHAHAH), illudetelo che sia stato lui ad avervi scelto, anche se sapete benissimo che non è così perché a furia di lanciargli occhiate vi è venuto uno strabismo che mollami Venere, mo’ ce sto io con gli occhi del camaleonte. 
2. Ipotesi: con buona pace del caro Galileo, qui l’ipotesi è una e una sola: è quello giusto? Se già avete capito che è un coglione con la verve di un’ameba e l’utilità di una zanzara, scartatelo e ricominciate. Se invece pensate di poterlo presentare alle amiche senza vergogna, potrebbe anche funzionare, quindi continuate ad ammiccare. Prima o poi capirà (spero). 
3. Sperimentazione: se il prescelto è sufficientemente sveglio da aver colto le vostre fusa, vi inviterà a uscire. Se non vi trasformate improvvisamente in Flavia Vento e lui non si rivela un fan di Salvini, siete già sulla buona strada: vuol dire che avete qualcosa di cui parlare il che, a un primo appuntamento, non guasta mai.
Come le ciligie, una chiacchiera tira l’altra e SBAM, lingua in bocca: rega’, non diciamoci fregnacce, è importante capire come bacia qualcuno. Se vi mulina la lingua in bocca che l’elica dei MAS è niente al confronto o vi sbava che nemmeno un lumacone in amore, non è quello giusto, fidatevi. Se non sa manco baciare, figuriamoci centrare adeguatamente la vostra vagina col suo pene...
Ma eccoci al tasto dolente. NIENTE ASPETTATIVE, cazzo, non fatevi illusioni davanti a una tazzina di caffè, perché già vi vedo che state lì a fantasticare su mutuo, matrimonio, figli, lieto fine demmerda. Usicteci e basta, mettete un freno al vostro emisfero destro e, per una volta, sfruttate il sinistro, che altrimenti lo spaventate e quello fugge da far impallidire Bolt. Un primo appuntamento non basta mai. Sperimentate il prescelto in tutte le situazioni possibili, prima di eleggerlo a Principe Azzurro.
Se all’ennesimo appuntamento, siete ancora convinte, voilà, l’esperimento è riuscito. Altrimenti, cambiate le premesse, e ricominciate da capo:  i primi appuntamenti, come gli esami, non finiscono mai.

Istruzioni per un primo appuntamento da favola


 
Il primo appuntamento non si scorda mai. È una delle fasi più emozionanti di qualsiasi tipo di conoscenza, breve o eterna che sia.
È una sensazione che si espande in maniera quasi elettrica. La percepisce anche chi ci sta accanto. Euforia mista ad ansia. Come prima di debuttare in scena per uno spettacolo. Ci siamo preparate tutto l’anno, ma ci sembra di non essere comunque all’altezza. Parte un vuoto alla bocca dello stomaco e quasi quasi vorremmo rimanere chiuse dietro il sipario, al sicuro.
Soprattutto se il ragazzo in questione ci piace o ci è sempre piaciuto, magari parecchio. Si corre il grosso rischio di innamorarsi e perdere. Perché quando ci si innamora si perde sempre un po’, ci si scopre senza difese, ci si prepara a soffrire.
Il primo appuntamento è quasi un rituale magico, una formula segreta. Non ci sono ricette o manuali da seguire, è un linguaggio misterioso che si impara solo vivendolo. Ci sono però alcuni piccoli accorgimenti per una buona riuscita:
1. Il sorriso che affiora da solo è il primo insindacabile segnale. Il sorriso che non riusciamo a trattenere anche sforzandoci di non apparire delle perfette inebetite in presenza del ragazzo in questione. Il sorriso che si apre quando lui ci vede e ci saluta. Il sorriso che rimane lì appeso per qualche secondo anche quando ci siamo voltate o quando a casa, da sole, ripensiamo al momento dell’incontro. Quello è il primo campanello da non sottovalutare: una persona che sa estrarre il sorriso anche dalle nostre macerie, senza sforzi e senza apparenti ragioni, merita un primo appuntamento. Non ci sono dubbi. Inutile perdere tempo con primi appuntamenti se lui non vi sa strappare un sorriso inaspettato. Inutile un primo appuntamento in assenza di batticuore.
Scontato, ma non sempre. Non vi è mai capitato di accettare un’uscita anche solo per passare il tempo e riconfermare la vostra autostima? Non dico sia un errore imperdonabile ma molto probabilmente non si rivelerà un vero primo appuntamento.
2. La sicurezza: a prescindere dal risultato finale dell’incontro è importante ricordarsi sempre il proprio valore, che non dipenderà dalla quantità di complimenti che riceveremo.
Spesso ci concentriamo unicamente sul tentativo di piacere senza soffermarci sulla questione più importante: ma lui piacerà a me?
Certamente se già siete cotte a puntino questa domanda sarà superflua. Anche in questo caso però tenete a mente il vostro valore.
Mentre vi state preparando fate una lista scritta delle vostre qualità e dei motivi per cui un ragazzo sarebbe fortunato ad avervi al suo fianco. Ripetetela nella vostra testa fino a quando non ne sarete realmente convinte. Solo allora sarete pronte per il primo appuntamento.
Inutile dire che una ragazza sicura di sé emana un fascino irresistibile.
3. Il mistero. Non tutto, non subito. Il primo appuntamento deve lasciare il fiato sospeso. Il ragazzo dei nostri sogni deve contare i minuti per il prossimo incontro che gli concederemo. Perciò ricordiamoci di lasciare il meglio per il futuro. Non sveliamo nel dettaglio tutti gli hobby e le passioni della nostra vita, evitiamo resoconti puntuali della nostra giornata. Ci sarà tutto il tempo del mondo per lasciarsi scoprire.

martedì 20 settembre 2016

Remedia amoris



Ricetta contro le delusioni da innamoramento facile


 


Difficile replicare all’inchiostro nero del post precedente. Una visione positiva degli amori estivi? 
Potrei parlarvi delle lunghe passeggiate sulla spiaggia, dei baci al sapore di salsedine, dei tramonti mozzafiato sul mare, delle stelle cadenti della notte di San Lorenzo. Ma mi fermerei qui. È l’aggettivo “estivo” a bloccare il fiume della mia scrittura. Estivo limita il periodo dell’amore. Mette già una fine. E le cose belle che hanno una fine trascinano con sé nostalgia e tristezza. Non si scappa.
Allora provo a offrirvi un’alternativa. 
La ricetta per prevenire (o limitare) i danni degli amori estivi. Tre semplici step:


1. Consapevolezza. È la chiave di volta. Tutti ne parlano, pochi la raggiungono. Meta ardita e ambita. 
Allora occorre tenere presente che gli amori estivi sono come gli hamburger dei fast food. Inevitabilmente attraenti, soprattutto quando si ha fame. 
Solo che, dopo averli fagocitati in tre bocconi, ci accorgiamo di non averne gustato a pieno il sapore e siamo assaliti dai sensi di colpa per la quantità indicibile di schifezze ingerite. Inoltre si sa, troppo zucchero e grassi danno un senso di sazietà solo apparente. 
Poco dopo la fame ritorna, più forte di prima.   
Ecco, i nostri amori estivi sono amori fast food: si consumano velocemente e ci lasciano affamati e ammaccati. Quindi, raggiunta questa consapevolezza, up to you: il gioco vale la candela? La risposta è soggettiva. Ma quel che conta di più è porsi la domanda. È un ottimo inizio.


2. Intelligenza. Intus – legere: capacità di leggere dentro. Leggere occhi, persone e situazioni. Essere romantici e sognatori non coincide con l’essere ciechi. Il secondo passo fondamentale è usare un minimo di razionalità: il tipo che mi sta promettendo amore eterno è al nono gin lemon o riesce ancora amettere insieme frasi di senso compiuto? Chiaro che non posso aspettarmi un amore da favola se le premesse sono da racconto horror. 


3. Gradualità. Che l’attesa aumenti il piacere, non è una novità. Ma dalla teoria alla pratica la distanza diventa quasi incolmabile.
Perché aspettare? Perché rinunciare a un piacere immediato? E se poi perdessi l’occasione?
Premetto che non sono contraria al piacere in sé ma sostengo la bellezza del saper gustare con calma. Sono una tifosa convinta del valore della lentezza soprattutto nella fretta stressante del vortice quotidiano. Saper aspettare, imparare ad assaporare ogni singolo gesto dandogli quel valore aggiunto che ne aumenta l’intensità. Il rischio altrimenti è che tutto diventi scontato, ripetitivo, un puro esercizio di stile ma vuoto. Quando ciò che esprime il corpo coincide perfettamente con quello che sentiamo dentro ecco che un bacio, una carezza, un abbraccio possono diventare il dono più grande che siamo in grado di offrire. Chi lo merita? Certamente non chi non è in grado di aspettarci.

giovedì 15 settembre 2016

Un, due, tre... FLIRT!



Rega’, ora che l’estate sta finendo e un anno se ne va, mentre i ciofani si addormentano sui banchi di scuola e io sto diventando grande per non dire vecchia, mi sembra giusto parlare di un tema di un certo spessore, culturale e non solo, affrontato nei secoli dai più eminenti scienziati di supercazzole come se fosse antani: gli amori estivi.
Per comodità e soprattutto perché non c’ho sbatti di dilungarmi troppo, li ho suddivisi in tre categorie, che ora vado a illustrarvi, punto per punto, perché stando con un ingegnere si impara che l’ordine, la concisione e la precisione sono davvero importanti, fondamentali oserei dire, e che divagare non porta mai a niente. Cosa stavamo dicendo? Ah, già. La lista. Scansate Eco, che mo ghe pensi mi.

1. Alzheimer: è indubbiamente la categoria di flirt più diffusa durante i torridi mesi estivi e quella meno dannosa: è il tizio che una sera, per puro caso, vi siete portate a casa e il giorno dopo manco vi ricordate come si chiami, tanto meno che faccia abbia, perché eravate troppo approssimative per realizzare cosa stava succedendo.
Si sa che per scampare alla calura e soprattutto perché la noia è la migliore amica dell’estate, si sbevazza assai e allora si inizia flirtando anche con un comodino, che tanto un pene vale l’altro, e si finisce a fare del sesso scadente con Filippo che però forse era Edoardo, moro con gli occhi verdi, ah no, che forse era biondiccio con gli occhi da triglia. Il flirt alzheimerotico è breve ma inteso, perché dovete concentrare tutte le vostre scarsissime energie residue per evitare di rigugitargli in faccia durante l’amplesso, invocando San Buca e San Giovese. 
Vista la sua natura transitoria, l’amore Alzheimer si guadagna a pieni voti il bollino verde: non danneggia il cuore e rallegra la vagina. Andate e accoppiatevi malamente, con buona pace del vostro fegato.

2. Cozza: come avrete intuito, è il tizio che s’accolla. Vi si appiccica come una cozza allo scoglio, e mollale le telline, se vogliono stare aggrappate ci stanno, col cazzo che riuscite a staccarle. A differenza dell’Alzheimer, questo l’avete conosciuto che eravate capaci di intendere e di volere: due chiacchiere davanti a una birra, lui è gentile e sorride un sacco. È dolce. Sottolineo: DOLCE. E quindi, ultimo romantico stracciapalle, crede di aver trovato in voi la sua anima gemella, e mo so’ cazzi vostri. E anche amari. Non importa quanto sgarbate e/o isteriche possiate essere, nessuna scenata da melodramma potrà staccarvelo di dosso. Speravate voi di godervi il flirtarello e poi amici come prima, si torna a sbocciare con le amiche, eh. E invece NO. Non c’è via di fuga, se non anticipare il rientro dalla vacanze, attente che ne va della vostra salute mentale.
Vista la sua natura ossessiva, la Cozza guadagna il bollino arancione: utile perché vi fa respirare sotto la cintura, innocuo per il cuore, deleterio per il cervello. Pay attention, e liberatevene al primo “Non ho mai conosciuto nessuna come te”, probabilmente pronunciato dopo il “Piacere, Elisa”.

3. Casablanca: last but not least, l’amore Casablanca. Il più dannoso, ma grazie a Dio anche il più raro. Non si riesce a viverlo avendo una vita intera a disposizione, figuriamoci durante due settimane di ferie. Eppure, complice l’aria frizzantina di Arma di Taggia e un’intossicazione da frutti di mare, può succedere. Può succedere che vi innamoriate perdutamente del vostro flirt, Alzheimer o Cozza che sia, che così diventa il vostro Rick, e voi siete la sua Ilsa, e niente importa più: il mutuo appena sottoscritto perché state andando a convivere, la data delle nozze già stabilita in ottobre, quella fede che adesso vi pesa quanto un macigno, che scansate Atlantide la terra la sostenete voi con l’anulare (sinistro, per giunta, e non siete mancine). Fantasticate su una storia d’amore da romanzo che dal rosa passa al nero, quando immaginate l’inevitabile e sospirato addio. Perché lui non vi porterà con sé a casa da mammà, vitto e alloggio e grate alle finestre, no, lui vi sussurrerà le parole che tutte sognate da tutta la vita: “Sappiamo entrambi che appartieni a X [inserire un nome maschile a piacere, ndr...] Se egli parte e tu rimani, un giorno proveresti rimorso. Non oggi, forse, e nemmeno domani. Ma presto o tardi, e per sempre [...] I problemi di tre piccole persone come noi non contano in questa immensa tragedia. Un giorno capirai. Buona fortuna, bambina”.
E invece la relatà, che supera di gran lunga la fantasia, vi saluta con un “abbella, se beccamo”, quando dice bene. E tutti i vostri sogni finiscono in frantumi e la fede meglio tenersela stretta.
Vista la sua natura distruttiva, l’amore Casablanca ottiene un meritatissimo bolino rosso: dannoso per il cuore, manco vi rinfresca le gonadi perché, come tutti i grandi amori, è bene che resti platonico. Ve la siete cercata. Salutatemi Rick.

lunedì 1 agosto 2016

Sfumature e Sbavature dell'Amore





"L'Amor che move il sole e l'altre stelle".


Che cos’è l’amore? Se lo sono chiesti tutti. Da sempre. Poeti e cantastorie, letterati e rapper, preti e atei. Non si può sfuggire. Siamo programmati per amare. La nostra natura lo esige. In qualche modo, in qualche luogo, attraverso tortuosi percorsi o quasi per caso, ci ritroviamo a raggiungere questa consapevolezza: l’amore ci realizza.
C’è chi millanta di poter bastare a se stesso, chi sbandiera una vita dedita ai piaceri ma la verità non cambia. Non si può scappare dall’amore. E a volte fa male. Parecchio. Quando, ammaccata, tenti di rialzarti dopo l’ennesima delusione giuri di non ricascarci più. Quando, ferita, rimetti insieme i cocci maledicendo la tua ingenuità.
Non mi sento abbastanza matura da proporre una teoria sull’amore universalmente valida. Provo però ad avanzare un’ipotesi: l’amore ci rende completi e felici. Ma allora come spiegare la sofferenza? Con un piccolo enorme dettaglio: le nostre  esagerate aspettative! La dinamica delle relazioni ruota quasi sempre attorno a questo perno e così l’ingranaggio si inceppa. Gli altri non si comportano come vorremmo e noi ci arrabbiamo, tanto. Vorremmo distributori automatici di compagnia, coccole e consigli. Ma le persone che abbiamo accanto sono esseri umani con una storia alle spalle, paure e desideri proprio quanto noi.
Quando amiamo davvero invece l’altro è solo meraviglia da custodire. Le relazioni non sono cartellini da timbrare, sono doni! È tutto gratis! Ognuno dispone quotidianamente di 24h, 1440minuti, 86400 secondi da spendere. E una sola vita. Preziosissima. I gesti e le attenzioni sono quindi regali che gli altri ci fanno, per amore, affetto e altre mille motivazioni. Non è detto che possano sempre corrispondere alle nostre aspettative che molto spesso sfociano in pretese. Non ci sono persone sempre perfette, non ci sono persone sempre presenti.
E dovremo quindi mettere in conto anche una buona dose di sofferenza. D’altronde la parola passione deriva da pathos. Amare è soffrire se l’altro decide di abbandonare la nave e veleggiare su altri orizzonti. Perché libero.
Immagazzinato questo concetto quanta leggerezza! Che non è superficialità o cinismo ma “planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.



Pensavo fosse amore, invece era uno stronzo


Ragazze, vi è mai capitato di credere di aver trovato il grande amore, quello con la A maiuscola, quello dei poeti, per intenderci, che vi travolge e allora, rimbambite dal sentimento, pensate sia per sempre? Se sì, benvenute nel club delle illuse. Siatene orgogliose, perché è il club più numeroso al mondo, di cui – mi duole ammetterlo, e non sapete quanto – faccio parte anche io. Però dopo esserci cascata più e più volte, a ventisette anni ho finalmente visto la luce: l’amore esiste. E fa schifo.
Il primo problema è ovviamente verso chi indirizzate il vostro amore. Sono certa che la maggior parte di voi (se non tutte) lo rivolga agli stronzi (di qui il bellissimo titolo del post, che se c’è una cosa che mi viene proprio bene sono i titoli): in questo caso, siete fregate e la vostra vita sarà un inferno di sottomissione psicologica, a meno di non darvi alla fuga il prima possibile, cosa che vi consiglio vivamente. Ancora meglio. Se sentite le farfalle nello stomaco per uno che puzza di bastardo, tenete il fiato fino a svenire: al vostro risveglio le avrete bell’e soffocate le stronzette alate.
Superato il problema stronzi, ormai purtroppo diffuso più della peste bubbonica nel Seicento, sorge il problema durata. Rassegnatevi: l’amore, oltre a fare schifo, non è eterno. Si esaurisce, più o meno lentamente, e si riduce a routine. Abitudine. Noia (c’avevea ragione er Califfo). Non fraintendetemi, non credo che ci sia niente di male, anzi: nulla è più patetico dei cinquantenni che fanno pubblicamente piccipicci su facebook. Non c’è niente di male nella tranquillità del voler bene silenziosamente e per sempre, ma l’amore – quello che vi aveva travolto – sfuma nella banalità quotidiana. Non sarete mai la Beatrice di nessuno, statene pur certe. Se mai vi venisse la tentazione di crederlo, pensate che l’amore ha sì ispirato Dante e compagnia bella, ma anche il tormentone estivo Dammi tre parole, che tempo dieci secondi di ascolto e vi ha già fracassato le palle. L’amore non ci mette così poco a darvi sui nervi, ma prima o poi lo farà: l’esempio più significativo sono gli “adorabili” difetti del partner, che dopo un po’ non saranno più tanto adorabili e vi faranno venire un’orticaria degna del successo di Valeria Rossi.
Ho detto la mia. Vado gugolare Valeria Rossi per sapere che fine ha fatto. Se non darete retta ai miei consigli, sarete condannate ad ascoltare dammi tre parole in loop fino alla crisi epilettica.

giovedì 21 luglio 2016

"Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere"


Il Bianco

Il Bianco, colore che richiama il candore.
Angeli e abiti da sposa, cotone e nuvole.
Luce e purezza. Ingenuità? Anche, ma consapevole.
Come avrete capito, sono un’inguaribile romantica.
Mi si rimprovera talvolta di fluttuare in un mondo fatato, ovattato.
Credo però che la mia non sia la scelta più facile.
Non è forse più semplice puntare il dito e dire che fa tutto schifo,
arrendersi all’egoismo e al così fan tutti?
Ma se il vero coraggio fosse provare a inseguire la felicità?
E ritagliarsi il proprio pezzetto di mondo migliore? 
Questo sarà il proposito che accenderà la mia scrittura e animerà i miei post.
Per contrastare le tenebre.



Il Nero

L'ottimismo è il profumo della vita!
Recitava qualche anno fa un'insopportabile pubblicità.
Se come no.
Rega', se l'ottimismo è il profumo della vita,
il pessimismo (o forse dovrei dire il realismo,
ma vi lascio il conforto del dubbio, bontà mia)
è la puzza della cacca quotidiana, piacere semplice
che auguro a tutti, altrimenti siete dei drogati di Activia
come la Marcuzzi e siete nella merda, in tutti i sensi.
Sto divagando e questa dovrebbe essere una presentazione,
quindi non cincischio e giungo dritta al punto:
sono la più fedele seguace delle teorie del buon Murphy,
ovvero se qualcosa può andar male, andrà male, potete contarci.
Per me non esistono sfumature,
io vedo il mondo in bianco e nero, anzi diciamola tutta:
in Nero.
E con questa botta di allegria, vi saluto.
Statemi bene, voi che potete.